Da vedere

 

Questo piccolo paese riesce tuttora a offrire ai suoi ospiti un soggiorno di quiete, una sorgente di acqua purissima, originariamente detta di S. Carlo, oggi di S. Luigi, selve di castagni e tante passeggiate nel verde verso le alture circostanti che dominano il paese affacciandosi sul lago di Como, il tutto a meno di un’ora da Milano.

Due testimonianze del passato sono certamente degne di menzione, infatti, Barni conserva, ancora pressochè intatto nella sua fisionomia, l’unico castello della Vallassina sopravvissuto alle vicissitudini della storia e che risale approssimativamente al 900 d.c. e la Chiesa Romanica dei SS Pietro e Paolo, risalente al XII secolo.

Chiesa romanica dei SS. apostoli Pietro e Paolo

 

chiesaromanica

Era la Chiesa Parrocchiale matrice della Comunità di Barni che in origine comprendeva anche Magreglio. La datazione al XII secolo è quella riferita agli elementi certi, ma il nucleo originario medioevale, il più antico, costituito dal campanile e dalla porzione più orientale comprendente l’abside, quasi con altrettanta certezza, risale al X secolo, così come emerge dagli studi di Edoardo Arslan nella sua “Storia di Milano” edita nel 1954 da G. Treccani.

A testimoniarlo sta l’abside ancora a forma semicircolare (nelle chiese bisogna aspettare la fine del XII secolo per vedere affermarsi l’abside a forma quadrata), e il fatto che il campanile sorge in posizione staccata di ben 9 metri, e ruotata con un’angolazione autonoma rispetto al corpo più antico della Chiesa, nella quale fu inglobato dai successivi ampliamenti.

Gli affreschi che decorano le pareti appartengono a vari periodi e si trovano sovrapposti a quelli originari molto deteriorati fra i quali una rarissima rappresentazione di S. Lucio.
Nella sua visita pastorale del 20 ottobre 1570 S. Carlo dice che le pareti della Chiesa sono interamente coperte di pitture che tuttavia sono molto rovinate e guaste a causa della loro antichità. Sembra quindi giusto pensare che detti dipinti siano di molto anteriori ai tempi di S. Carlo e risalgano, quantomeno, al XIV-XV secolo.

Pregevole, anche se ormai depauperato dai furti nelle sue componenti migliori, un altare ligneo dorato risalente al ‘700.
Degne di nota le due campane che, secondo le iscrizioni sono state fuse nel 1420 la minore e nel 1454 la maggiore, due date che ne fanno le più antiche, giunte sino a noi, fra quante sono note nell’intera provincia di Como.
L’insieme richiede un radicale intervento di tutela e chi volesse visitarne l’interno, deve mettersi in contatto con il parroco.


Castello di Barni

 

castello

Oggi dimora privata, appartenne fra gli altri agli Sfondrati, ultimi Baroni della Vallassina ed è collocato su un’altura a dirupo sul Lambro a nord dell’abitato.
Si possono ancora ammirare dall’esterno le mura che conservano le feritoie degli spalti dalle quali operavano i difensori. Il Castello era del tipo “a ricetto” cioè destinato a ospitare la popolazione e il bestiame in caso d’invasione e ai quali era riservata la cinta muraria inferiore, mentre, in quella superiore si trovavano il castellano e la guarnigione.

Ben conservato il mastio e i resti di un’altra torre sul lato ovest della cinta muraria attraverso le cui tre porte passava l’unica strada che metteva in Vallassina e quì concepito come fortificazione di sbarramento in seguito ampliata con palazzo baronale nel XIV secolo.


Il vecchio nucleo

 

centro_storico

Il centro storico riserva, ai visitatori attenti alle vestigia del passato, molti scorci discretamente conservati, tipici dell’architettura spontanea contadina quali: lobbie, portali con pregevoli contorni in pietra, cortili, edicole sacre, vicoli con sottopassi a volta e che hanno conservato il loro aspetto tortuoso originario.

 


 

Il monumento all’Alpino soccorritore in Barni

 

Barni_Alpino-Soccorritore

Collocato nella Piazzetta intitolata al pittore di origini barnesi Enrico Oldani, è stato realizzato a cura e spese del Gruppo Alpini di Barni nel corso del 1992 e inaugurato domenica 27 settembre 1992 dal Ministro Sen. Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile nazionale.
Il monumento è l’unico, in Italia, a celebrare la preziosa attività umanitaria, volontaristica, svolta dalla Protezione Civile degli Alpini sul teatro delle emergenze ambientali e delle catastrofi naturali. Proprio per la sua unicità e l’attualità del tema, quest’opera si è meritata la fotografia di copertina dell’organo di informazione ufficiale, nazionale, della Associazione Nazionale Alpini.
Il monumento si compone di una grande penna in granito nero, il simbolo degli alpini, dalla quale il loro animo si palesa in un bronzo raffigurante il busto di un alpino che pone in salvo un neonato in fasce. La scultura è opera dell’artista Gianni Colombo da Rescaldina nato nel 1944 e scomparso alcuni anni fa. Formatosi all’Accademia di Brera è stato uno dei più celebrati scultori della scuola di Francesco Messina.